Quello che si fa ma non si dice: tra Ultimo tango a Parigi e Tinder

Quello che Bernardo Bertolucci narra nella sua opera del 1972, Ultimo Tango a Parigi (che per il suo carattere ‘scandaloso’ e provocatorio venne mandata al rogo dai censori nel gennaio ’76) è il disamore: ciò che meglio rappresenta l’universo ‘sentimentale’ contemporaneo. E’ un racconto urbano, due sconosciuti in una Parigi autunnale s’incontrano per caso in un appartamento in via Jules Verne (non a caso il nome dell’iniziatore della letteratura fantasy), dove si faranno travolgere da una relazione se non alienante sicuramente metafisica. Si tratta di due personaggi: Jeanne, una ventenne Maria Schneider che riveste il ruolo di una ragazza quasi hippie, passionale, malinconica e confusa, l’incarnazione dello spirito giovanile post 68, fidanzata con un giovane Jean Pierre Laud  che nel film interpreta il ruolo di un regista alla disperata ricerca del cinema veritè; e il selvaggio  Paul, interpretato da Marlon Brando (il quale lo stesso anno ci regala il secolare personaggio di Don Vito Corleone nel primo film dell’iconica saga de ‘il Padrino’),la cui biografia è  macchiata del suicidio della moglie Rosa, che lo porterà ad intraprendere una relazione puramente carnale con la giovane, sembra perdere ogni tipo di prospettiva  su stesso e su ciò che lo circonda .
In questo oscuro e vuoto appartamento, in una realtà altra, atemporale, i due smarriscono le proprie identità anagrafiche, psicanalizzandosi a vicenda finiscono per costruirne due enigmatiche, vere e false allo steso tempo e questo sarà la forza motrice del loro legame, si desiderano perché non sanno nulla l’uno dell’altra, ma se questo è ciò che li unisce, il rendere leciti i propri fantasmi sarà ciò che spezzerà il filo rosso che li univa.

Non è forse questo saper poco e niente dell’altro che anima le relazioni del ventunesimo secolo, tra i ragazzi della generazione z? Non a caso, secondo uno studio universitario intitolato “The strenght of absent ties: social integration via online dating” condotto dai due professori di economia: Josuè Ortega e Philipp Hergovich e  grazie ai dati prodotti per più di vent’anni dai siti di dating online, un terzo delle relazioni di oggi nasce proprio da un ‘match’ su Tinder. La piattaforma almeno fino al 2018 contava più di 50 milioni di iscritti in tutto il mondo e non è difficile immaginare quanto questa comunità si sia allargata con l’avanzare della pandemia e della sempre più limitata possibilità di socializzare nella ‘vita reale’.

La collisione delle aure di mistero di Jeanne e Paul, in una relazione impersonale, nonché amorale, sarà proprio il motore della loro passione, ed è inevitabile il confronto con le relazioni di oggi nate da appuntamenti al buio tra sconosciuti. La visionarietà di Bertolucci , esponente singolare di una sorta di Nouvelle Vague italiana, a distanza di quasi vent’anni ci regala una riflessione sull’identità dei rapporti nel ventunesimo secolo, che sempre più spesso nascono da App, come Tinder, figlie del nostro tempo, che rispondono al desiderio primario dell’uomo di accoppiarsi.

C’è da chiedersi tuttavia se queste relazioni si concludano con un lieto fine o nascano dal nulla e finiscano nel nulla. Come un chewing gum, il quale effetto svanisce dopo aver perso il suo sapore fresco iniziale, così come la magia del primo incontro tra i due che si spezza non appena lui mette a nudo la sua identità… come un chewing gum dal retrogusto amaro, sputato e attaccato sul bordo di un balcone arrugginito.

2 pensieri riguardo “Quello che si fa ma non si dice: tra Ultimo tango a Parigi e Tinder

  1. Bello, Ludovica. Un taglio interessante per un film di cui si era già detto tantissimo

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  2. Analisi molto interessante e sicuramente un accostamento corretto della storia d’amore raccontata nel film alla ricerca al buio dei partner sui social.
    Il genio Bertolucci che dopo 50 anni riesce ad essere del tutto attuale al giorno d’oggi.
    Notevole la riflessione sul chewing-gum.

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