Liberi di essere liberi

Vi siete mai sentiti liberi?

La libertà è invisibile, si nasconde tra di noi, è parte di noi, ci accompagna sin da piccoli. A partire dai primi passi, ci prende per mano e, ai più temerari li porta lontano, ai più stazionari li fa viaggiare anche solo attraverso la mente. 

In una società che impone schemi fissi, regole rigide, manette invisibili alle quali siamo legati, essere liberi è un punto a cui tutti noi, un giorno, auspichiamo di arrivare.

Libertà di espressione e il suo valore:

Piero Calamandrei* diceva ‘La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare’’.

Proprio in questi mesi in cui hanno ‘limitato’ la libertà, probabilmente ci siamo resi conto del suo valore, della sua importanza e della sua essenza; ci siamo accorti di quanto la nostra vita possa cambiare e diventare monotona in un attimo.

Da marzo 2020 tutti hanno appreso che la libertà è da intendere come libero arbitrio, facoltà di scegliere e cavolo quanto ci è mancata, quanto l’abbiamo desiderata e a volte, bramata con i più assurdi raggiri e sotterfugi che nessuno di noi mai si sarebbe immaginato.

Tra le sue tante manifestazioni, essendo rimasti chiusi in casa per tanto tempo, la libertà di parola è diventata la nostra ancora di salvezza, il nostro porto sicuro. Ci siamo appellati un po tutti all’articolo 21 della Costituzione dove viene statuito che ‘Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…’ 

MA…

La libertà di parola ha un confine labile, quasi invisibile.

Mi sono sempre interrogata su questo argomento e la domanda più frequente è la seguente :<<Esiste un limite alla libertà di parola?>> 

Di primo impatto sarei portata a dire che, essendo una libertà non dovrebbe esserci un limite, sarebbe una contraddizione in termini. Ma al tempo stesso, la parola molte volte sta sulla soglia e sul limite dell’azione e, seppure in rispetto del principio di materialità, la parola ha una forza enorme.

Questa ha la capacità di trasformare pensieri in azioni, è idonea a suscitare reazioni violente e può cambiare la realtà in un batter d’occhio. In questi casi sarebbe meglio arginarla, parlo ovviamente di casi estremi come ad esempio l’apologia o la propagando di terrorismo, il reclutamento di giovani ragazzi.

Alcune parole se dette nel momento meno adatto e alla persona sbagliata possono far soffrire e pure tanto, e allora in questi casi molti si potrebbero difendere dicendo che era loro diritto esprimere la loro opinione. Secondo voi, trovandovi difronte ad un bivio del genere, direste che sia giusto o sbagliato? 

Senza andare troppo oltre e non facendo i perbenisti o i sostenitori del ‘politically correct’ direi semplicemente che il confine è molto debole. Ciò significa che c’è da analizzare il contesto, i modi e le intenzioni di chi ha parlato e approfondire anche i rapporti che intercorrono tra i due soggetti in modo tale da avere una visione d’insieme, oggettiva.

Concluderei dicendo che la cultura rende consapevoli, quindi liberi, che la diversità di qualsiasi natura arricchisce, che i pregiudizi di ogni sorta limitano mente e cuore privandoti di opportunità e causandoti solo sofferenze. E tu, quando ti sei sentito davvero libero?

#libertàdiparola #libertàdiespressione #art21Costituzione

*Piero Calamandrei : Firenze,21 aprile 1889- Firenze, 27 settembre 1956. E’ stato un politico, un avvocato e un docente universitario nonché uno dei fondatori del Partito d’Azione

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