“Perché Biden saltella ubriaco sul divano” e altre poesie

Che si tratti di politici, calciatori, imprenditori, economisti, l’eccessiva riverenza per questi individui a lungo andare diviene nociva.
Pensateci. Perché ascoltiamo, seguiamo, veneriamo delle personalità altre da noi? Forse perché ci piace quello fanno, perché ci affascina ciò che dicono, perché vorremmo essere come loro. Tutto è lecito, ma portato all’estremo ciò può condurre ad un’idolatria immotivata. Voglio dire, in fin dei conti, chi sono queste persone? Quando si osserva qualcuno che ricopre un ruolo di rilievo nazionale o internazionale, o anche solo regionale, si considera mai il fatto che avrà avuto anche lui un passato, avrà fatto i capricci per l’ultimo giocattolo lanciato sul mercato, avrà litigato con i genitori, avrà vissuto anche lui i primi amori e l’adolescenza dai cuori infranti, si sarà sentito solo, avrà avuto una vita prima di giungere nella posizione per la quale noi “comuni mortali” lo ammiriamo? Si pensa mai al fatto che quella suddetta persona abbia una vita, anche nel presente, che non ha nulla a che fare con ciò di cui si occupa pubblicamente? Oppure vive solo facendo ciò che noi la vediamo fare e dopo, spenti i riflettori, si spegne anch’essa come un automa votato ad una sola attività per un periodo limitato di tempo?
Dobbiamo accettare il fatto che nessuno va idolatrato, proprio per il suo essere umano come tutti gli altri: anch’egli prova sentimenti, anch’egli magari ha problemi di stomaco, anch’egli ha un rapporto burrascoso con i figli o con i genitori, anch’egli litiga con la propria consorte, anch’egli gira nudo per casa e balla L’Amour Toujours saltellando ubriaco sul divano; e tutto ciò è normale.
In assoluto nessuno è più importante di nessuno proprio perché ciò che davvero conta nella vita non è il lavoro per cui si è pagati, ma ciò con cui la vita stessa ci ripaga per il rispetto che abbiamo verso il prossimo, per come ci rapportimamo alle persone che amiamo, per come amiamo e se amiamo.

L’esempio più lampante e più diffuso di questo assunto è, ahimè, la funzione che la politica esercita sulla gente. E questo non vuole essere un discorso generalista del tipo: “tutti i politici fanno schifo, sono tutti mafiosi e pensano soltanto alla poltrona”, no. Ma non riesco proprio a capacitarmi del perché così tanta gente si schieri in maniera così accanita ed efferata per un rappresentante politico o per un altro. Certo, si può essere d’accordo su alcuni punti o sull’intera visione ideologica di una singola personalità, ma perché in fondo? A che serve realmente? Perché scendere in piazza a supportare un essere umano uguale a me, la cui unica cosa che lo differenzia appunto da me è il tipo di carriera che ha scelto? Perché tutta questa frenesia per ascoltare ed applaudire una PERSONA NORMALE? Perché tale la considero, sia che io appoggi le sue idee sia che ne sia contrario; puoi essere anche il massimo esperto di politica al mondo, ma quando togli il tuo vestito elegante, scendi dal palco, o esci da una sede istituzionale o da una conferenza, chi sei davvero? Chi sei quando sei con i tuoi cari, con la tua famiglia, quando sei da solo? Sei perfettamente identico a tutti noi altri, ti emozioni, ti arrabbi, t’innamori, provi tenerezza, pena, compassione, dolore alla maniera di tutti gli altri uomini del mondo. Quindi, per parte mia, io mi rapporterò a te e ti riterrò alla pari del più umile agricoltore delle terre emerse. Magari potrò provare stima ed avere rispetto per te, perché avrai avuto un’influenza segnante nell’andamento del benessere cittadino, nazionale e globale, ed è giusto che il merito venga riconosciuto, ma mai come se fossi il nuovo profeta giunto in terra, al modo di alcune personalità che tali si credono e tali convincono il mondo a reputarle, quasi a costruire un culto attorno a sé (imperatori divinizzati, totalitarismi e Grande Fratello docent, e non solo).

Bisogna dunque riconoscere i momenti che contano davvero nella vita, distinguendoli a dovere dalle attività che nulla hanno a che fare con la vera sostanza delle cose e dell’esistenza, e che fungono infatti soltanto da effetto collaterale di quanto ci accade e di quanto fa sì che questa vita valga la pena d’essere vissuta: sentire i battiti del cuore che aumentano quando appoggiamo la testa sul petto di chi amiamo, gli abbracci di genitori, nonni, fratelli e amici, un’aurora in riva al mare, il vento che stormisce tra le foglie, campi di tulipani e narcisi, contemplare il cielo stellato sognando l’amore, un bambino che ride.

In conclusione dunque, possiamo affermare che tutti i lavori e mestieri, nel senso più meccanico, numerico e normativo del termine, o in generale tutte le attività che si svolgono, per quanta importanza possano avere sia a livello di pratica e semplice sussistenza, sia su scala sociale, amministrativa, scientifica, giuridica (e che forse potranno anche portare ad una fama che, comunque, alla fine di tutto, aldilà della stima altrui per azioni ragguardevoli che si compiono o per messaggi chiarificatori e significativi che si trasmettono, finirà per essere obliterata da ciò che ci muove per davvero, più determinante per il nostro essere e per lo splendore della nostra anima), appariranno sempre ed ineluttabilmente algide, sterili e vacue, poiché tutte quante sono sì “[…]nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita”.

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