Perchè chiamarli sport minori?

Il più grande evento sportivo di sempre ha preso il via e non può non balzarci all’occhio il numero di medaglie collezionate dagli sportivi italiani in questa edizione delle Olimpiadi, soprattutto perché vinte in gare di sport che a stento conosciamo. Ci viene da chiederci come mai il calcio sia lo sport più seguito da sempre e invece discipline come atletica, nuoto, arti marziali, basket, ginnastica, pallavolo e tanti altri ancora si vedano, e anche poco, quasi solo durante le Olimpiadi. Oltre alla straordinaria vittoria degli Europei da parte della nazionale di calcio, lo sport italiano quest’anno ha portato a casa grandi successi: dalla finale di Wimbledon di Berrettini, alla vittoria degli europei di softball della nostra nazionale femminile, al pass per Tokyo staccato dalla nazionale maschile di pallacanestro dopo 17 anni, al record del mondo nei 50 rana battuto dalla giovanissima Benedetta Pilato, fino alla più recente nazionale femminile di pallavolo U20 campione del mondo. 

Dietro c’è inevitabilmente il fenomeno mediatico collegato in particolare ai grandi sport, primo su tutti il calcio, che tende a mettere in ombra tante altre discipline. Il calcio è senza dubbio uno sport a cui è semplice avvicinarsi, si possono muovere i primi passi tirando calci al pallone davanti al muro o giocando in spiaggia con gli amici, cosa che non sempre è possibile in altri sport che necessitano di strutture specifiche, spesso anche presenti in un numero limitato nelle piccole città. Oltretutto il calcio ha poche regole e non è difficile provare a capire cosa accade all’interno di una partita, “impresa” complicata nel basket o nelle arti marziali, ad esempio.

Riportando il discorso su ampia scala, queste premesse hanno dato origine ad un fenomeno di dimensione globale, in cui l’effetto standardizzante dell’economia di mercato influenza notevolmente la spettacolarizzazione del calcio a livello globalizzato. Questo ha portato a definire il calcio come un fenomeno mediatico e sociale, che quindi non si esaurisce negli stadi, ma continua nei circuiti della TV e di internet. Basti pensare che oggi le emittenti televisive pubbliche e private fanno a gara a chi si aggiudica i diritti TV dei principali campionati di calcio. Ciò che influenza la diffusione di uno sport è anzitutto la dimensione economica e quella del marketing, ormai prerogative di tutte le squadre, soprattutto in ambito calcistico. Le società sono diventate società di capitale, alcune squadre detengono un patrimonio talmente enorme da essere quotate in borsa, l’aspetto preponderante diventa il bilancio, per cui possiamo definire quello calcistico come un vero e proprio settore economico.

 Il grosso distacco tra sport come il calcio e la maggioranza degli sport olimpici si può riscontrare anche con riferimento agli stipendi degli sportivi. La loro professionalità viene remunerata con cifre importanti derivate da stipendi, risultati ottenuti, sponsor, ma sappiamo che per la maggior parte degli atleti olimpici non è così. È evidente che ormai gli stipendi degli sportivi cambiano principalmente in relazione alla popolarità dello sport praticato e, di conseguenza, anche alla grandezza del mercato di riferimento. Tra i 100 sportivi più pagati al mondo vediamo in primis calciatori, cestisti di NBA, golfisti, tennisti, piloti, giocatori di baseball, hockey e football americano e atleti di pochissimi altri sport, sicuramente una fetta quasi irrilevante delle totali discipline olimpiche. Abbiamo fatto riferimento a campionati esteri e ad atleti stranieri. Infatti  in Italia gli atleti dei cosiddetti “sport minori”, che minori non sono data la quantità di successi ottenuti, sono arruolati in gruppi militari come Aeronautica e Polizia, che garantiscono degli stipendi da normali lavoratori. È evidente che il distacco è abissale.

Sarebbe il caso di dare a tutti gli sport olimpici una visibilità maggiore, anche partendo dai giornali che dedicano in media tre quarti delle pagine disponibili al calcio. Sarebbe bello se i media e le pagine sportive più seguite sui social parlassero dei successi di questi sport non solo durante le Olimpiadi, ogni 4 anni. Sarebbe anche stimolante parlarne per veicolare i messaggi che questi sport riescono a trasmettere, messaggi di forza, dedizione, impegno, costanza, tutto nel vuoto silenzio che c’è attorno. 

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