“Ping Pong diplomacy” 2.0

Il grande tavolo divide, ma unisce?

Nelle ultime settimane, si è parlato molto di quel tavolo lungo parecchi
metri che divideva due grandi potenze, Vladimir Putin e Emmanuel Macron.
Un’immagine che ha fatto il giro del mondo nelle ultime ore. Se si tiene ben presente la
foto, Macron è quello a destra in Francia, così spopola su Twitter.

L’incontro non si svolge soltanto intorno ad un grande tavolo, ma anche senza
interpreti: Putin insegna a Macron come utilizzare un dispositivo di traduzione
simultanea, una cosa che non viene lasciata in disparte; un gesto, questo, che farebbe pensare alla Ping Pong diplomacy, del lontano 1972, una riapertura del dialogo tra Cina e Stati Uniti, un momento storico che ispirò anche Forrest Gump.

Una distanza che, inizialmente, ha fatto spaventare la maggior parte dei giornali, che
si sono messi in guardia, comprendendo e aggirando cosa ci fosse dietro quel gesto.
Putin fa paura ma non così tanto da far prendere le distanze a Macron.
Molte fonti, infatti, l’hanno descritto come un gesto epocale, zero intesa tra i due, un
incontro formale e freddo: i due hanno mantenuto sempre una certa distanza, non
stringendosi neppure la mano.
La cosa che ha sconvolto di più è stato il tavolo ovale, un po’ come quello a cui sedevano i 12 Cavalieri della tavola rotonda, noto film degli anni 50. Oppure come quello dipinto da Leonardo Da Vinci, nel Cenacolo o L’ultima cena, dove anche Giuda era presente. La differenza tra queste tre tavolate ovali sta nel fatto che le ultime due uniscono tutti i componenti, in un convivio che non ha bisogno di alcun distanziamento; al contrario, desta scalpore la distanza ovale che separa Putin e Macron, certo dovuta alla condizione d’emergenza pandemica, ma sicuramente eccessiva in rapporto agli ultimi incontri svoltisi negli ultimi mesi.
Il web si è scatenato a suon di vignette, ironizzando sulla scelta dei due capi di stato; in particolare una gif rappresenta una sorta di sali e scendi, una giostra molto
comune, razionalizzata in delicato equilibri diplomatici.


Ma andando oltre l’ironia, cosa si nasconde veramente dietro questa scelta?
Dopo l’incontro con il Presidente francese, Putin appare molto nervoso, forse per
l’esposizione poco chiara dovuta alla loro lontananza fisica o semplicemente a causa della pressione che, povero Vladimir Putin, sembra ricadergli addosso, dal momento che Macron gli si è opposto, fino a spingerlo a dichiarare che questa situazione non gli va giù, raffreddando, quindi, l’ottimismo francese:

Non abbiamo preso nessun impegno, non è lui a comandare nella NATO.


Inizialmente questa distanza è stata giudicata come una sorta di messaggio
diplomatico tra Russia ed Europa, quindi come un simbolo della distanza che intercorre tra i due, riguardo la loro posizione politica nella situazione Ucraina.

Secondo fonti del Reuters, il tavolo assurdamente lungo tra Putin e Macron era necessario perché semplicemente i francesi non volevano per niente che il DNA del Presidente Macron fosse lasciato in mano ai russi. Così conferma anche l’Eliseo.

Putin è notoriamente attentissimo alle misure sanitarie e infatti, passa il suo tempo isolato e quindi, mantenuto in una “rigorosa bolla sanitaria”. Emmanuel Macron ha preferito soltanto rispettare il distanziamento sociale.


Putin afferma di non volere una guerra: infondo tutte le guerre sono state causate da matti.
Se potessimo usare le parole di Forrest Gump:

qualcuno sosteneva che la pace del mondo fosse nelle nostre mani, ma io stavo solo giocando a Ping Pong

la soluzione sarebbe precisa e Putin non sarebbe così nervoso, da non salutare neppure il piccolo Napoleone Macron.

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