Lettera ad Anna

Cara Anna, hai un nome così consono, così maturo, così saturo del tempo da farti dedicare questi versi. Fosse per me eviterei anche di accostare queste futili parole assieme, di mettermi a nudo, un po’ come quando facciamo l’amore e tu mi guardi.

Ci sei tu bella e seducente, sinuosa e travolgente, tu, sicura, che mi graffi e ti stringi di tanto in tanto al mio petto, quasi come fosse una provocazione.. e poi ci sono io, un uomo fragile, indifeso, che di bello penso abbia ben poco.

E poi si è soliti dire che sono le donne quelle insicure.

Anna, tu hai un nome così bello, così consono per farti dedicare lettere, e io oggi avrei voglia di parlarti d’amore.

A te che mi hai fatto spazio nella tua vita come nessuna mai Anna, mi hai raccolto da terra senza farmi provare dolore alcuno, mentre le mie radici cominciavano ad estirparsi una ad una dal suolo. Sei stata così delicata, mia Anna, da aver cura di me, di un uomo misero che non ha mai conosciuto il divario del tempo. A te Cara, che mi hai accolto nella tua quotidianità e ti sei impossessata a mano a mano della mia senza mai irrompere violentemente, devo quasi tutto.
A te che sai convivere con il mio sarcasmo, con il mio animo imbarazzato, le mie smorfie goffe e il mio amore mai manifestato. Tu Anna, che ti fai carico delle mie storie, dei miei racconti insignificanti di cui il solo ed unico protagonista sono io.

Cara Anna, tu però non sai quante volte mi son rinchiuso nel buio delle nostre stanze, mentre tu leggera riposavi e ti prendevi cura del tuo corpo e dei tuoi stessi pensieri.. mentre io, che amorevole con me stesso non lo sono stato mai, proiettavo nel buio e nel sonno lacrime scure.
Tra i lembi delle lenzuola, tra i solchi dei cuscini, negli sguardi accartocciati come i teli mare nei giorni d’estate.

I lembi dei miei sguardi che ti osservavano sempre ma non ti guardavano mai.

Ma un giorno, Anna, noi ci consumeremo come brace: io che tra non molto solcherò la porta di casa confessandoti il mio tradimento. Lo farò, e non perché la tua bellezza arriverà a svanire, tantomeno perché non saprò amarti più, ma perché ho imparato, con il divario del tempo, che io so solo infliggere dolore.

L’unica praticità di cui mi avvalgo veramente.

Ti pianterò una lama nel petto, quasi volutamente, s’incastrerà nel tuo costato, farà capolino tra il tuo cuore ricolmo e il tuo polmone ansimante.

Senza tregua, senza amore.

Ma tu Anna, tu mi perdonerai, perché è così che riusciremo ad andare avanti. Penserai di meritare solo quella, solo quella forma d’amore e bramerai di vedermi con altre, i tuoi occhi sinceri, talvolta curiosi, proveranno a seguirmi nell’intento ultimo di beccarmi a scopare con altre.

Così terremo le nostre vite appese a un filo, un filo di ricordi frammentati che stringeremo al petto con doppio nodo, e che lasceremo lì senza mai slegarlo.. un po’ come siamo soliti fare con i lacci delle nostre scarpe.

Mia Cara, come vedi non ho poi molto da dedicarti, le parole d’amore che ho citato prima si sono spente in mere e stupide previsioni future..

..quelle stesse previsioni tipiche di un uomo che non si capacita di amare te, Anna.

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